La storia del FOTOVOLTAICO

  1. Scoperta e sviluppo dell’effetto fotovoltaico

L’effetto fotovoltaico è noto fin dal 1839, dalle esperienze del fisico francese Edmond Becquerel (1820-1891), che presentò alla Accademia delle Scienze di Parigi la sua “Memoria sugli effetti elettrici prodotti sotto l’influenza dei raggi solari”, scoperta avvenuta casualmente mentre effettuava delle esperienze su una cella elettrolitica (quindi contenente una soluzione liquida) in cui erano immersi due elettrodi di platino.

1954 Fuller con la prima cella fotovoltaica della storia

Si deve aspettare il 1876 (Smith, Adams e Day) per avere una simile esperienza ripetuta con dispositivi allo stato solido, in questo caso il selenio, ma l’idea di sfruttare l’effetto fotovoltaico quale fonte energetica non ebbe modo di svilupparsi finchè non si potè operare con materiali che avessero un miglior rendimento.

Solo nel 1954 si giungerà ad avere la prima cella solare commerciale in silicio ad opera di Person, Fuller e Chapin, realizzata all’interno dei laboratori Bell. I costi iniziali di questa nuova tecnologia erano ingenti e ne restrinsero il campo d’azione a casi particolari, come l’alimentazione di satelliti artificiali.

Le sperimentazioni vennero quindi portate avanti per tale scopo e solo verso la metà degli anni settanta si iniziò a rivolgere l’attenzione verso utilizzi “terrestri”.

Oggi la ricerca è volta soprattutto all’abbassamento dei costi di produzione ed al miglioramento dei rendimenti dei sistemi fotovoltaici.

 

  1. L’evoluzione del fotovoltaico in Italia

Nell’agosto del ’61, in occasione della prima Conferenza Internazionale delle Nazioni Unite sulle Fonti di Energia Nuove e Rinnovabili svoltasi a Roma, vennero presentate numerose opere sullo stato dell’arte e sulle prospettive del fotovoltaico. Dopo la crisi petrolifera del 1973 il CNR cominciò a fabbricare celle solari. Nel 1979, al Passo della Mandriola, nella comunità dell’appennino Cesenate, venne installato il primo impianto fotovoltaico italiano da 1 kW, frutto di una collaborazione tra l’istituto LAMEL del CNR, l’ENEL, la Riva Calzoni.

Alla fine degli anni ’80 e nei primi anni ’90 l’Italia era tra i precursori e uno dei principali attori nel mondo sul fotovoltaico spinta dagli investimenti seguiti al programma Piano Energetico Nazionale (PEN) del 1988 che, nell’intento di diversificare le fonti di produzione, aveva attribuito al FV un ruolo rilevante nell’ambito delle fonti rinnovabili, definendo diverse azioni per il suo sviluppo e fissando l’ambizioso obiettivo di 25 MWp di potenza installata entro il 1995.

Negli anni successivi gli investimenti nel settore FV portarono a realizzare diverse centrali Fotovoltaiche, tra cui quella di Serre (Salerno) da 3,3 MWp, una delle più grandi del mondo fino alla fine del secolo.

Negli anni ’90 l’Italia era al primo posto in Europa per la potenza installata in impianti fotovoltaici e nel 1993 nacque il Piano Fotovoltaico Nazionale, al quale parteciparono, tra gli altri, l’ENEA, l’ENI Eurosolare.

Edmond Becquerel (1820-1891)

Nonostante l’obiettivo dei 25 Mwp non sia stato raggiunto vennero comunque installati sul nostro territorio ben 14 MWp, che posero l’Italia al primo posto tra i paesi europei.

Dopo qualche anno di disinteresse della politica su questo settore, nel 1999 il Libro Bianco Italiano per la valorizzazione energetica delle Fonti Rinnovabili (CIPE 6 agosto 1999) individuò gli obiettivi da conseguire per ottenere le riduzioni di emissioni di gas serra assegnate (come da obiettivi ratificati nel protocollo di Kyoto del 1997) e fissò un target per il Fotovoltaico di 300-500 MWp entro il 2010.

Nel 1999, con la Legge 13 maggio 1999 n. 133, venne definita (riprendendo e ampliando la legge 9 del ’91) la modalità di scambio e vendita di energia dai produttori locali (fino a 20kWp) verso la rete energetica nazionale.
Da qui discesero una serie di bandi nazionali e locali (regioni) per finanzamenti in conto capitale degli impianti FV.

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